Tra i ruderi della Rocca di Castelnuovo a Meldola risuona un lamento antico. È la leggenda di Clarì, la bambina perduta che la storia non ha mai dimenticato
Tra le antiche pietre della Rocca di Castelnuovo, a Meldola, non si respira solo l’eco di antiche battaglie. Fra questi ruderi affacciati sulle valli del Bidente e del Voltre, che in passato hanno visto passare persino Caterina Sforza, si nasconde una delle leggende più dolci e dolorose della Romagna: la storia della piccola Clarì.
Tutto comincia durante un assedio violentissimo. Il castello venne preso d’assalto, distruggendo le mura e sterminando la famiglia del castellano. Solo la figlia più piccola, Clarì, riuscì a salvarsi grazie al coraggio della sua nutrice, zì Catéra. Le due fuggirono nel cuore della notte e trovarono riparo nel vicino borgo di Teodorano, dove la bimba crebbe protetta. Gli anni passavano, ma una volta cresciuta, Clarì scoprì la verità sulla fine dei suoi genitori. Il dolore fu tale da chiuderla in un silenzio profondo finché, un giorno, la ragazza svanì nel nulla.
La nutrice la cercò ovunque, disperatamente e invano, consumata dal rimorso e dal dolore. La tradizione popolare vuole che la foresta custodisca ancora quel legame spezzato. Chi frequenta la rocca nelle notti più buie giura di sentire dei lamenti portati dal vento: sono i richiami strazianti di zì Catéra che cerca ancora la bambina perduta.










