Sulle tracce dell’antico stabilimento termale di Cervia: la storia delle 240 vasche all’aperto nelle saline, attive fino al 1959 e oggi sostituite dal moderno polo di Milano Marittima
Oggi, percorrendo la Via Salara Statale, restano solo le vecchie colonne di delimitazione a segnare ciò che un tempo era il fulcro del benessere cervese. L’antico stabilimento termale di Cervia, ormai chiuso da decenni, rappresenta un capitolo affascinante e quasi dimenticato della storia locale. Nato ufficialmente nel 1930 come struttura provvisoria all’aperto, lo stabilimento sorse dopo che i salinari ebbero scoperto, per esperienza diretta, le proprietà lenitive dei fanghi neri durante il duro lavoro nei canali.
La struttura, lontana dai canoni estetici attuali, era profondamente legata al territorio: si componeva di 240 vasche scavate direttamente nell’argilla, dove i bagnanti restavano immersi sotto il sole dalle 10 alle 16. Nonostante la semplicità, lo stabilimento era perfettamente organizzato con reparti divisi, spogliatoi e un servizio bar, attirando curanti da tutta la regione.
La storia di questo luogo si interruppe alla fine degli anni ’50. Gestito fino ad allora dal CRAL delle Saline, lo stabilimento chiuse definitivamente per cedere il passo alla nuova struttura di Milano Marittima, inaugurata nel 1959. Sebbene il fango e le acque madri delle saline continuino a essere utilizzati ancora oggi, l’antico sito originario rimane un’area privata non più accessibile, un ricordo suggestivo di una tradizione curativa nata dalla fatica e dalla terra.











