
Tra i boschi dell’Appennino forlivese risuona ancora una campanella nella nebbia. È il fantasma Mantellini: scopriamo la leggenda delle Foreste Casentinesi
Se vi capita di girare per l’Appennino forlivese in una giornata di nebbia fitta, potreste imbattervi in una storia che i vecchi del posto si tramandano da generazioni. È la leggenda di Mantellini, un uomo che nella seconda metà del Settecento aveva tutto: ricchezza, potere e una pessima fama. Erano in molti a temerlo, soprattutto perché si diceva che praticasse la magia nera. Le voci arrivarono fino al Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, che decise di esiliarlo nelle terre romagnole.
Da ricco signore a pastore solitario, Mantellini finì i suoi giorni in un casolare isolato, con la sola compagnia di una capretta. Ma la cattiveria rimase. La leggenda racconta che il Diavolo gli propose un patto: l’anima in cambio del potere di continuare a fare del male anche dopo la morte. Lui accettò senza pensarci. Una volta morto, il suo spirito iniziò a tormentare la zona, facendo perdere i viandanti nella nebbia e liberando i greggi dagli ovili.
Disperati, gli abitanti chiesero aiuto a un esorcista del Sacro Eremo della Verna, che riuscì a confinare l’oscura presenza nel Fosso del Satanasso. Eppure, la foresta non ha mai dimenticato. Ancora oggi, quando la nebbia si alza tra i castagni, c’è chi giura di sentire lamenti lontani e di scorgere un’ombra con un mantello nero, seguita fedelmente dalla sua capretta. Una storia che continua ad affascinare chiunque ami il folklore e il lato più selvaggio della nostra Romagna.










