Ravenna resti porya Tegueriense
(©turismo.ra.it)

La porta deve il suo nome al fiume Tegurio, l’odierno Lamone

Lungo il tratto di mura cittadine che da Porta Adriana conduce a Porta Serrata, in corrispondenza dell’attuale tracciato di Via San Vitale, spiccano i resti di Porta Teguriense, ingresso cittadino che deve il suo nome al fiume Tegurio, l’odierno Lamone, che anticamente scorreva proprio lungo questo tratto di cinta.

La porta costituiva il principale accesso alla zona monumentale della città.

Viste le dimensioni (circa 5 metri) e la particolare posizione, in collegamento diretto con gli edifici religiosi di Santa Croce e di San Vitale, rappresentò durante il periodo goto e bizantino uno degli ingressi più antichi e importanti di Ravenna.

Quando nel 402 d.C. Ravenna divenne Capitale dell’Impero Romano d’Occidente, l’imperatore Onorio fece ampliare il primo circuito murario, sacrificando gran parte dell’impianto repubblicano, costruito durante il conflitto con Annibale.

La porta dunque appartiene alla straordinaria attività di edificazione tra V e VI sec. d.C. a cui si deve la presenza dei monumenti Unesco inseriti nella Lista del patrimonio dell’Umanità, successivamente rimaneggiata e modificata.

Della fase più antica, datata tra il V e il IX secolo d.C., oggi rimangono tracce dell’arco esterno in direzione ovest, i resti dei bastioni ai due lati e la scarpa del torrione quadrangolare verso via San Vitale.

La struttura in gran parte interrata è stata sottoposta a un recente lavoro di recupero e restauro inserito in un più vasto programma di valorizzazione della cinta muraria di Ravenna.