Ex monastero Scardavilla Meldola
(©fondoambiente.it)

L’edificio, a Meldola, in provincia di Forlì-Cesena, conserva ancora oggi un aspetto quattrocentesco

Il piccolo monastero di S. Maria di Scardavilla, i cui resti parzialmente trasformati sono visibili a Scardavilla di sotto, è ben descritto in un documento del 1241, dal quale viene confermato che i monaci, oltre che alla preghiera e alla contemplazione, si dedicavano alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame.

Dopo essere stato soggetto a varie congregazioni, nei primi anni del secolo XVI il monastero passó alle dipendenze dei monaci camaldolesi, che fin dalla nascita dell’ordine avevano modellato la loro regola sul governo delle celebri foreste del Casentino.

Agli inizi del secolo XVII i monaci di Scardavilla avvertirono la necessitá di costruire un nuovo eremo sul boscoso colle di Monte Lipone. Dopo varie richieste al priore di Camaldoli, nel 1684 cominciarono i lavori nell’odierna Scardavilla di sopra.

Nel 1797, con l’avvento di Napoleone, gli eremiti furono costretti ad abbandonare Scardavilla, e il bosco e i due complessi religiosi, ceduti a privati, cominciarono a degradarsi.

Il rovinoso terremoto del 1870, inoltre, distrusse buona parte del convento e della chiesa di Scardavilla di sotto.

Dalla strada provinciale 4 del Bidente, prima di arrivare al bivio che porta al centro di Meldola, sulla destra, c’è una via che sale su fino al monastero di Scardavilla.