Campanile chiesa San Michele Ravenna
(©turismo.ra.it)

L’antica chiesa di S. Michele, di cui restano visibili il campanile e la struttura dell’abside originale, è oggi sede di un’attività commerciale

Nascosto alla vista di molti, spicca tra i tetti del centro storico di Ravenna in Via IV Novembre un campanile ornato da bifore gotiche apparentemente privo alla base di un edificio di culto.

Quello che un tempo era la cheisa di San Michele in Africisco, in realtà oggi è sede di un esercizio commerciale, in cui risultano ancora in parte visibili l’abside poligonale e la cappella quattrocentesca con volta a crociera.

Questo piccolo edificio è l’unico tra i gioielli dell’architettura bizantino-ravennate a essere stato oggetto di una vera e propria diaspora.

Databile al VI secolo d.C., fu finanziato come voto all’arcangelo Michele da un alto funzionario della corte di Bisanzio, Giuliano Argentario (lo stesso che partecipò finanziariamente alla costruzione della Basilica di San Vitale e della Basilica di Sant’Apollinare in Classe) e da un suo parente, un certo Bacauda.

Consacrata dall’arcivescovo Massimiano nel 547 d.C., la chiesa deve l’attributo “Africisco” probabilmente dal nome del quartiere in cui sorgeva nel X-XI secolo, denominato ad Frigiselo.

L’edificio a tre navate doveva essere ornato all’interno da notevoli mosaici, primo fra tutti quello del catino absidale, acquistato da Federico Guglielmo IV re di Prussia e oggi conservato al Bode Museum di Berlino.

A seguito delle requisizioni napoleoniche, nel 1805 la chiesa, già in precarie condizioni, fu definitivamente sconsacrata e nel 1812 fu venduta per 80 scudi ad un certo Andrea Cicognani, che ne riadattò la navata sinistra per farne delle pescherie per l’antistante mercato.

Infine, fu privata dei suoi preziosi tesori, primo fra tutti il mosaico del catino absidale.