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Lo "spintac de’ canavér" è lo spaventapasseri (Shutterstock.com)

Scopriamo uno dei modi di dire più famosi

Fra tutti i modi di dire, questo ha un significato un po’ contorto, perché la sua origine risale ai tempi passati. Del resto, abbiamo visto che funziona così, coi modi di dire.

Partiamo dall’inizio. Il “canavér” è il nome del terreno in cui veniva seminata la canapa – si può tradurre come “canapaio”. Come tutti i campi, però, anche questo era puntato da uccelli e uccellini, o comunque animali pronti a mangiare i semi. Come nei cartoni animati, allora, si piantava in mezzo al campo uno spaventapasseri, che in dialetto si dice proprio “spintac”.

“Spintac” viene da “spintacciato”, che in italiano non esiste ma che si può tradurre con “disordinato”, “male in arenese”. Dopotutto, è così che deve essere uno spaventapasseri: il più brutto possibile per spaventare gli uccelli e gli uccellini che vogliono mangiare le piante seminate.

Lo “spintac de’ canavér”, quindi, altro non è che lo spaventapasseri che si piantava nel “canapaio”. E il modo di dire?

Semplicemente, si usa ancora oggi dare a qualcuno dello “spintac de’ canavér” per dirgli fondamentalmente quanto è brutto. Non è molto carino, in realtà – anche se di solito si usa con tono ironico –, ma del resto lo spaventapasseri doveva essere così.