romagna
Il "valà" e le vele di Cesenatico: due simboli romagnoli (Shutterstock.com)

Scopriamo un’espressione caratteristica dello “stile di vita romagnolo”

La piadina, il liscio, la riviera, il buon cibo, la caveja… Questi e altri sono simboli che fanno subito pensare alla Romagna. Ma c’è anche un’altra cosa che fa parte dello stile di vita romagnolo, ed è il “valà”.

Non c’è una traduzione, non è facile spiegarlo. Tutti i romagnoli sanno cos’è, tutti lo usano, magari senza neanche accorgersene, e tutti lo capiscono senza bisogno di nessuna delucidazione. Quando una cosa è così insita all’interno della genetica (linguistica e non) è davvero complicato dargli un senso.

Il “valà” si usa per mandare a quel paese, un po’ come il “mi faccia il piacere” di Totò. Si usa magari per ammortizzare una delusione, o prima di andare a fare una cosa che non si vuole fare ma che tocca, e allora “valà, facciamo anche questa”. Si usa per esprimere incredulità: “ma valà, non ci credo”. Per sottintendere qualcosa? “Valà, valà… Sai bene cosa intendo”. Forse sì.

E poi tanti, tanti altri usi – troppi per sviscerarli tutti. E poi, valà che si sanno bene.

Il “valà” è più che uno stile di vita. È l’essenza stessa di una lingua, di un popolo. È l’apice.