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Antonio Morri fu un glottologo e lessicografo romagnolo

Antonio Morri nacque a Faenza, l’11 dicembre del 1793.

Studiò al seminario di Faenza, ma si trasferì quasi subito a Roma per completare gli studi in Giurisprudenza – cosa che, però, non riuscì a fare.

Dopo essere tornato nella sua città, decise di arruolarsi nell’esercito di Napoleone. Addirittura, combatté nella campagna di Russia. Venne imprigionato dagli austriaci.

Liberato, decise di dedicarsi agli studi letterari. Stimolato dal libro seminale Usi e pregiudizj dei contadini della Romagna di Michele Placucci, Antonio Morri scrisse l’opera per cui è maggiormente famoso, e cioè il Vocabolario romagnolo-italiano (1840).

Si occupò anche di politica. Nel 1849 entrò a far parte Magistratura Comunale, ma tre anni più tardi abbandonò questa strada per dedicarsi all’insegnamento delle Lettere.

Nel 1860, Luigi Luciano Bonaparte chiese a Morri di tradurre in romagnolo il Vangelo di Matteo. Consegnò il lavoro nel 1863, ma venne pubblicato soltanto due anni dopo, a Londra.

Nel frattempo, Morri diede alle stampe un’edizione del suo Vocabolario più corta, chiamata Manuale domestico-tecnologico di voci, modi, proverbi, riboboli, idiotismi della Romagna.

Antonio Morrì morì a San Pier Laguna, il 21 dicembre 1868.