Il tartufo bianco romagnolo, conosciuto anche come la tartò fla, è uno dei gioielli gastronomici più pregiati della Bassa romagnola
Secondo l’edizione del 2009 de La cucina di Valle. Funghi, pesce e selvaggina nel Delta romagnolo (Edit Romagna, ora Edit Italia), il tartufo bianco romagnolo rappresenta una vera eccellenza del territorio. Questo tubero, chiamato in dialetto tartò fla, cresce nelle zone umide e boschive della Bassa romagnola, in particolare nel braccio meridionale del Delta del Po, dove le condizioni naturali lo rendono particolarmente aromatico e saporito.
La raccolta del tartufo bianco inizia verso la seconda metà di agosto e prosegue fino a dicembre inoltrato, con il picco qualitativo raggiunto nel mese di ottobre. I cercatori, detti “tartufai”, si affidano a cani addestrati e a strumenti tradizionali come la “vangarola” o la zappetta per dissotterrare delicatamente i preziosi tartufi senza rovinarli.
Le dimensioni del tartufo possono variare da quelle di una noce moscata a quelle di un’arancia, ma esistono esemplari eccezionali che superano anche il chilo di peso. Tra le zone più rinomate per la qualità del prodotto si segnala l’area vicino al Po di Primaro, dove i tartufi si distinguono per intensità aromatica e bellezza.











