Il Rinascimento nei marchi di Romagna

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Cibo e storia: un binomio inscindibile

Dando uno sguardo ai loghi delle strade dei vini e dei sapori delle varie aree della Romagna appare evidente come ad accompagnare ogni prodotto tipico vi sia un riferimento storico e quasi sempre relativo al periodo rinascimentale.

Così, a Rimini troviamo la rosa quadripetala dei Malatesta, detta anche fiore pandolfesco perché legato in modo particolare a Pandolfo Sigismondo Malatesta che rimase in carica circa trent’anni dal 1432. Nei colli di Forlì e Cesena troviamo lo schizzo a sanguigna che Leonardo da Vinci, in Romagna al seguito di Cesare Borgia nel 1502, realizzò per annotare sul suo taccuino come i contadini romagnoli appassivano l’uva per conservarla durante l’inverno.

Nel marchio delle terre dell’olio di Brisighella spicca l’imponente mastio della rocca veneziana; dal 1503 al 1509, infatti, il pittoresco borgo delle colline faentine costituì il punto più meridionale sulla terraferma dei domini della Repubblica di Venezia che vide nella vallata del Lamone un avamposto determinante per fronteggiare le truppe dello Stato Pontificio.

Quello che colpisce è la contemporaneità dei riferimenti culturali legati ad olio, vino e altri prodotti tipici locali, tutti relativi all’epoca rinascimentale. Tuttavia, potrebbe non essere una casualità, dal momento che fu proprio in questo periodo che l’arte del cucinare toccò in Italia vette senza pari in Europa, con piatti d’ispirazione medievale, ma accompagnati da presentazioni teatrali, con l’ausilio di veri e propri registi di banchetto. L’uso delle spezie venne attenuato rispetto al passato e il gusto dominante a tavola era quello dolce.

Lo zucchero opportunamente elaborato, infatti, portò all’invenzione della moderna pasticceria e della confetteria: l’arte delle marmellate e di dolciumi che sono arrivati fino ai giorni nostri. La frutta acquistò una posizione preminente fra le pietanze servite in apertura del pasto e aumentò anche il consumo di vino, grazie all’introduzione di pratiche di coltivazione della vite e processi di vinificazione migliori, diffusi dall’invenzione della stampa di Gutenberg (1448).

Si sviluppò un’ampia letteratura dedicata alla vite, descrivendo i fenomeni naturali sulla base dell’esperienza in situ: nasce così l’ampelografia, la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni, fondamentale per il progresso della viticoltura moderna.