"Barche", Giannetto Malmerendi, 1930-1938, olio su tavola, conservato alla Pinacoteca Comunale di Faenza (fonte: Portale PatER, Licenza Creative Commons 3.0; si veda https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/copyright/)

Il faentino Giovanni (più noto come Giannetto) Malmerendi (1893-1968) fu uno dei principali esponenti del movimento della pittura futurista romagnola.

Tra le diverse declinazioni geografiche che l’esperienza dell’avanguardia futurista ha conosciuto, la Romagna occupa un posto di tutto rilievo: come dimostra infatti il catalogo Romagna Futurista (a cura di B. Buscaroli Fabbri, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2006) numerosi sono gli artisti della nostra terra che hanno aderito a questo movimento e che si sono cimentati nelle più disparate tecniche artistiche.

Per usare le parole di Franco Bertoni in Il Futurismo e la pittura in Romagna, a distinguersi “per particolare intensità e qualità produttiva” nella produzione pittorica è stato senza dubbio Giannetto (all’anagrafe Giovanni) Malmerendi. Nato a Faenza nel 1893, lì frequentò la Scuola di Arti e Mestieri e la Scuola di Disegno per Artigiani, prima di trasferirsi in Emilia per studiare all’Accademia di Belle Arti di Bologna. 

E, proprio nel capoluogo emiliano, si avvicinò alla corrente futurista. Nel 1914, infatti, conobbe tra gli altri non solo Filippo Tommaso Marinetti, ma anche Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo: insomma, il gotha dell’avanguardia artistica futurista. 

Lo stesso Marinetti inaugurò a Faenza, il 5 gennaio 1915, la prima esposizione personale di Malmerendi. Alcune di queste opere fanno risaltare già nel titolo gli stilemi tipici del futurismo: velocità, rumore, instancabile movimento. E così troviamo dipinti come Moto + luce + rumore, ma anche, esposto alla Mostra di arte e beneficenza tenuta sempre a Faenza nel settembre 1915, Insieme ritmico e dinamico di bar notturno, oggi conservato ed esposto a Palazzo Romagnoli, sede delle Collezioni d’arte del Novecento del Comune di Forlì.

L’amore per il futurismo si dimostrò, però, nel caso di Giannetto solo un’infatuazione: nel 1919, infatti, trasferitosi a Cesena, dopo l’esperienza della Guerra, abbandonò l’avanguardia per ritornare alla figurazione e dipinse soprattutto paesaggi, nature morte e scene di vita quotidiana della Romagna, resi ora in tono realistico ora con accenti fantastici. Esempio di questa seconda fase pittorica dell’artista è il dipinto, presentato in copertina, Barche, olio su tavola attualmente conservato alla Pinacoteca Comunale di Faenza.

A Cesena, dove si spense nel 1968, si dedicò anche alla xilografia, divenendo l’artista maggiormente presente sulle copertine della rivista La Piȇ, e alla ceramica.

Suggerimento bibliografico: B. Buscaroli Fabbri (a cura di), Romagna Futurista, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2006.