La copertina del n° 223 de Il Romagnolo
La copertina del n° 223 de Il Romagnolo

Ogni pagina come un biglietto per un viaggio nel mondo dei ricordi e delle curiosità legate alle nostre radici.

E’ uscito in tutte le edicole della Romagna il n° 223 de Il Romagnolo!

La nuova edizione è pronta a regalare sollievo in queste giornate in cui siamo tutti un po’ “ristretti” nelle nostre abitazioni; ogni pagina sarà come un biglietto per un viaggio nel mondo dei ricordi e delle curiosità legate alle nostre radici.

Assisteremo alla nascita dei teatri di paese per poi scoprire le origini del Monte di pietà di Ravenna (la futura Banca del Monte) e poi passeremo in rassegna alcune raffigurazioni di Teodorico, il “Re coi baffi”.

Due braccia, undici teste, una trentina di corpi, una gamba, un ginocchio, uno stinco, poi ossa, denti, sangue, carne… Non parliamo del museo di Palazzo Poggi a Bologna, ma delle sacre reliquie presenti nelle chiese di Ravenna, curiosi?

Inutile dire che il fascino ci travolgerà quando indagheremo sulla misurazione del tempo fra meridiane e posizione del sole.

La nostra terra è nota per aver partorito nei secoli personalità geniali che hanno rivoluzionato la vita di tutti gli italiani, in questa edizione parleremo delle moderne ferrovie: Baccarini e Fortis, due romagnoli protagonisti del processo di sviluppo dopo l’Unità.

La Romagna e la sua gente hanno sempre ispirato poeti, letterati e artisti: approfondiremo questo mese il “Buon Lizio” (Lizio da Valbona) così tanto ammirato da Dante Alighieri che il Sommo Poeta lo considerava un esempio di vita: un coraggioso combattente a fianco dei Guelfi in Romagna, appartenente a una famiglia di signori dell’alta valle del Bidente che si affermò alle dipendenze delle vicine abbazie di Sant’Ellero di Galeata e di Santa Maria dell’Isola. Infatti, nel Purgatorio (XIV – 97) Dante ricorda i nomi di una tradizione romagnola cavalleresca scomparsa ormai per sempre: “Ov’è ‘l buon Lizio e Arrigo Mainardi? / Pier Traversaro e Guido di Carpigna?” .

Forse non tutti conoscono i “dè d’la canucèra”: la tradizione popolare legata ai primi giorni di marzo.

L’adrenalina farà da padrona quando ci immedesimeremo nei riminesi durante l’invasione delle truppe straniere a metà ‘700 e ci innervosiremo pensando alle angherie che hanno subito i contadini.

Nulla di meglio per riportare il cuore alla calma che un po’ di pura arte… questo mese delizieremo gli occhi e l’animo con Mario Bocchini, il pittore cesenate che trasmise i valori della terra e del mondo rurale.

Per concludere un’esplosione di gusto con una squisita ricetta: questo mese cuciniamo tagliolini saltati con pancetta di mora su crema di spinacino!